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Gli Intoccabili e il Proibizionismo

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Ieri,colto dall’influenza,mi sono messo a guardare “Gli Intoccabili” un classico del cinema statunitense. E’ un film, secondo me, da riscoprire, soprattutto per quanto riguarda il tema del proibizionismo, che se allora riguardava il commercio di bevande alcoliche, ora viene collegato al divieto di assunzione di sostanze stupefacenti anche blande, come la cannabis. Il film – per chi non lo sapesse – è ambientato a Chicago, proprio negli anni ’30, periodo in cui Al Capone, famosissimo boss mafioso di origini italiane, controllava il commercio illegale di alcolici della città. Questo capolavoro ci mostra una società afflitta dalla mafia e dalla violenza, che a quel tempo toccò l’apice. Addirittura molti di uomini persero la vita. 

Ormai tutti sappiamo che il proibizionismo di allora è stato un vero fallimento: non solo non è riuscito a realizzare lo scopo per cui è nato ( difatti molti cittadini non rinunciavano al vizio del bere ), ma ha favorito lo sviluppo di un mercato nero molto redditizio e, ovviamente, della criminalità. Questo provvedimento non ha certo favorito l’espressione delle libertà individuali, soprattutto in un clima di troppe restrizioni come quello della America puritana. Se a quei tempi bere era assolutamente illegale, adesso viene solo considerato al massimo un piccolo vizio, non di più ( a meno che non sfoci nella dipendenza ); ma allora era davvero criminale chi beveva alcool e chi lo vendeva? Evidentemente bisogna fare distinzione tra illegalità e immoralità, che non sempre in uno Stato vanno a braccetto. Molte cose che sono di fatto vietate dalla legge non sempre vengono considerate sbagliate. Tuttavia, quando la maggioranza di persone accetta un tipo di comportamento, generalmente questo non viene più perseguito, sempre che venga presa in considerazione una vera democrazia. In Italia, per esempio, solo la nicotina e l’alcool sono “droghe” legali, ma perché universalmente accettate. 

A questo proposito è bene riflettere su questo: Fino a che punto lo Stato è tenuto a mettere un limite e fino a che punto è tenuto a liberalizzare? Un punto di riflessione viene già dato dal filosofo Spinoza, che pensava che il vero fine dello Stato fosse la libertà, ma visto che questa avrà per forza qualche limite e non sarà mai assoluta, è bene pensarci ancora un po’ più su.